Quel santo di Erdogan conquista pure i cinema

Nelle sale turche arriva l’opera che celebra l’impegno politico del presidente: un’agiografia in piena campagna elettorale

Il prode Recep. L’uomo che ha dato senso alle istituzioni di una repubblica nata male, costruita sul desiderio di rivalsa dei laicisti, impegnati a disperdere i principi etici dell’islam, a perseguitare uomini e donne per il loro afflato religioso. Un eroe ottomano che ha rischiato il martirio più volte per riscattare l’onore di un popolo vessato, costretto a rinnegare la fede in Allah per abbracciare il culto della personalità di Mustafa Kemal.

Il 16 aprile la Turchia deciderà se approvare o respingere la riforma costituzionale varata dall’Esecutivo, un passaggio decisivo per Erdogan che ha puntato le sue fiches sulla svolta presidenzialista. Anziché riflettere sulle purghe e sull’ondata di arresti che ha scosso il paese dopo il tentato golpe, Ankara si appresta a celebrare nelle sale cinematografiche il profilo del “valoroso condottiero” che ha permesso alla nazione di risorgere: almeno questo sembra essere l’intento di “Reis” (“Il comandante”), l’opera che celebra l’impegno politico del presidente.

Un predestinato al fianco degli oppressi: propaganda in HD

A produrre il film è la Kafkasor Film Academy, realtà che apre i battenti per l’occasione ma che ha curiosamente dimostrato di avere mezzi e liquidità per girare un colossal: all’opera hanno lavorato numerosi tecnici, tremila comparse ed è stata girata a cavallo fra Cipro e Turchia, in cinque città differenti. In cantiere c’è anche il sequel, sebbene il botteghino non abbia ancora fornito riscontri. Il trailer è esaustivo: una camionetta di militari malmena gli anziani genitori di un giovane credente, arrestato mentre sta pregando nella quiete della sua stanza. A vedere la scena c’è lui, il supremo saladino, piccolo ma già determinato a sovvertire l’ordine costituito.

P.S. Per capire il clima sereno nella penisola anatolica può essere utile volgere lo sguardo al fronte del No. Meral Akşener, esponente del partito nazionalista (MHP), ha dovuto tenere un comizio al buio, illuminato da una torcia e dalle luci dei telefonini dei militanti. La sua contrarietà alla riforma costituzionale è stata scandita tramite un megafono. Perché? Semplice: l’albergo che ospitava l’evento ha deciso di tagliare la luce ai manifestanti.

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