Una tregua di cartone. Ministro Mogherini, nulla da dichiarare?

Tutti noi facciamo il tifo per la pace e tutti noi, ragionevolmente, detestiamo la violenza immonda della guerra. Se domani israeliani e palestinesi andassero improvvisamente d’amore e d’accordo, le società democratiche e i liberali d’Occidente non potrebbero che rallegrarsene. Fino a quando le cose andranno diversamente, purtroppo siamo costretti a misurarci con la realtà, con le ragioni e i torti sul campo.

La richiesta avanzata dal Presidente Obama di sospendere le ostilità è un auspicio che il nostro Governo deve condividere, a patto che la sospensione sia davvero bipartisan, che non si traduca, cioè, in una tregua utile ad Hamas per ricollocare i razzi in direzione Tel Aviv. Questa è la condicio sine qua non, altrimenti torniamo al punto di partenza, agevolando soltanto un imbarbarimento del conflitto.

Ad Obama non piacciono le immagini mostrate dalla tv, non piace la durezza manifestata dal governo Netanyahu. Legittimo, moralmente ineccepibile. Un presidente degli Stati Uniti, però, non può difettare di coerenza: cosa sarebbe successo se Cuba o Haiti avessero lanciato missili sulle vicine città americane? Il leader dei democratici avrebbe offerto loro l’altra guancia, perorando il cessate il fuoco? O avrebbe lustrato l’intero arsenale a stelle e strisce per vendicare l’offesa?

6e902-20140226_mogheriniDomanda retorica, ovviamente. Obama fa bene a mediare, non può esporre Washington all’accusa di parzialità. Tuttavia non può nemmeno ignorare che nel solco della battaglia contro il terrorismo si muove l’Esecutivo israeliano, una battaglia che trae forza e liceità dall’agenda redatta nell’ultimo decennio all’interno dello Studio Ovale.

Torniamo a Roma. Nella campagna elettorale per la leadership del Pd, l’allora rampante rottamatore Renzi descrisse il guazzabuglio mediorientale con parole nette, indicando la causa dell’instabilità regionale nella presenza minacciosa di Teheran. Roba che neppure l’America post-bushiana si sentiva di avallare. Adesso il primo cittadino di Firenze ha dismesso i panni del sindaco toscano per indossare quelli assai più comodi dell’inquilino di Palazzo Chigi.

Qual è, pertanto, la sua politica mediterranea? Dire “due popoli, due stati” non basta, è una sciocchezza buona per i morotei, per chi vuole cincischiare in maniera pilatesca. La Mogherini vuole diventare ministro degli Esteri dell’Europa Unita? Bene, di là dai luoghi comuni, quali sono le sue credenziali? Come intende mediare fra le parti? Indichi subito una road map, un piano operativo attuabile da domani: lo delinei a Renzi, ai paesi membri, ai cittadini del Vecchio Continente. Altrimenti faccia un passo indietro e lasci il posto a chi è più ferrato nel sistema delle relazioni internazionali.

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